Non sarà il solito Topic pieno di pietosismo o numeri da chiamare. Un terremoto. Un chiaro segnale con cui la natura vuole ribadire quanto piccoli, arroganti, irrispettosi e violenti siamo nei confronti di questo pianeta, sul quale non siamo nient'altro che ospiti. Continuiamo a credere che tutto ci sia dovuto, che tutto ci appartenga, pensando di dover sopravvivere spazzando via quanto ci passa per le mani, reputandoci i signori di tutto, con presunzione ed arroganza. Ci inventiamo dèi e demoni come alibi per giustificare tutto questo e religioni dietro cui ripararsi. Chiamiamo miracolo quanto non sappiamo spiegare mentre dovremmo accorgerci che il vero miracolo lo abbiamo davanti agli occhi ogni giorno e lo calpestiamo, lo violiamo e lo consumiamo. L'errore più grande della natura è stato quello di darci il pensiero, ma ci vuole un attimo perchè si riprenda tutto, azzeri e ripartia da capo. Un terremoto, un'epidemia, una carestia. In un attimo il pianeta può venir sgombrato ed offerto a qualche altro essere, come è sempre stato nella storia dell'evoluzione o semplicemente liberato da noi, la vera piaga. Confido molto negli equilibri cosmici. This is not a topic based on pity or numbers to call. It is an earthquake, a clear sign that nature sends us to remind us how small, disrespectful and violent we are with this planet, where we're nothing but guests. We keep believing that everithing is us to own, use and burn, we think to be the kings of everything and we invent gods and deamons to justify all of this. Our religions are stupid ways to cover our madness and we call a miracle all those things we can't explain, while we should call that what we already see daily. Nature's biggest mistake was giving us a brain, but it takes nothing for this to be taken away, reset and restart. An earthquake, and epidemic, a famine. We are the real planet's plague and we should start thinking different and be modest, reduce the opinion we have about ourselves and respect what we have. I do believe in nature's power.
Si va delineando il profilo minaccioso di una crisi internazionale di proporzioni enormi: il caro petrolio si ripercuote sull'economia mondiale come una calamità. Inutile ignorare la situazione o cambiar canale: la catena di effetti è lunga e coinvolge ogni settore. All'aumento del petrolio, aumentano benzina, gasolio e gpl. Aumenta così il costo dei trasporti e scende il tenore di vita del cittadino medio. Non hai una macchina? Non importa: vedrai il prezzo del pesce lievitare a dismisura, seguito da frutta e verdura. Vedrai sparire lentamente dai banchi del mercato tutto quanto di provenienza estera (ananas, banane, frutta fuori stagione), e non solo: anche molti prodotti del tessile-manufatturiero. Vacanze? In aumento i prezzi a causa dei ritocchi delle tariffe aeree. Da non dimenticare la plastica, figlia del petrolio ed onnipresente, che subirà un inesorabile aumento di prezzo e calo di produzione. Il fustino del detersivo, il barattolo dello yogurt, i guanti igienici del banco verdure costeranno così tanto che le grandi industrie dovranno correre ai ripari introducendo i "refill point" nei supermercati e dovendo oltretutto subire il picco del costo della distribuzione dei prodotti stessi. Una catena che toccherà tutti. Come è possibile che un pianeta intero abbia puntato così tanto in una risorsa limitata e preziosa, nonchè ecologicamente devastante? Non avremo mai una risposta a questa domanda, ma certamente ci vedremo costretti entro breve a rinunciare all'auto, ad usarne una solo a pieno carico di occupanti, a passare ai mezzi pubblici. La speranza, è che le grandi case di produzione accendano quella tanto accesa scintilla per la diffusione del motore a idrogeno, finora ostacolato dalle varie mafie mondiali. In fondo, se tutti abbiamo in casa un televisore LCD, un I-Pod, un computer, tutti oggetti fino a pochi anni fa impensabili per molti redditi, non vedo perchè non si dovrebbe riuscire a rendere popolare il costo di una vettura a idrogeno, che scaricherebbe nell'ambiente, pura e semplice acqua. Cosa fare? Delle bellle passeggiate, poche uscite, tenere le luci spente nelle stanze in cui non c'e' nessuno, togliere i caricatori di cellulari e fotocamere dalle spine, staccare gli elettrodomestici in stand-by, farsi la barba usando poca acqua raccolta nel lavandino, chiudere l'acqua mentre ci laviamo i denti, comprare solo abbigliamento necessario, saponi ecologici e nazionali, riutilizzare le buste della spesa, organizzare le tratte comuni con i propri vicini e sperare così che questi pochi sacrifici riducano o allontanino rinunce ben più gravi alle quali ci vedremo, ormani molto probabilmente, costretti.
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